giovedì 19 maggio 2016

Municipio IV

Primo per popolazione, compreso tra il Tevere, l'Aniene, la via Nomentana e la via Salaria, il quarto Municipio è vasto 9.781 ettari, sesto per estensione (9.781,75 Ha).

Storia

Questo territorio è stato abitato fin da epoca molto remota, come testimoniano i ritrovamenti di fossili trovati alla Bufalotta ( resti di cavalli, elefanti, cervi, ippopotami e rinoceronti) risalenti a circa 700.000 anni fa; i rinvenimenti di oggetti (utensili risalenti a 200.000 anni fa) trovati allo scalo ferroviario della Serpentara, dove esisteva una collina che fu sbancata per far posto allo scalo merci di Roma-Smistamento e i reperti ritrovati nella zona di Sacco Pastore (crani umani di specie antecedenti al Neandertal) risalenti a periodi che vanno dai 120.000 agli 80.000 anni fa.

All’epoca della fondazione di Roma (753 a.c.), il territorio del IV Municipio era occupato dall’insediamento di Fidenaae, coincidente con l’odierno nucleo storico di Fidene, centro già all’epoca sviluppato, dai territori di Crustumerium, una delle citta’ piu’ antiche del Lazio protostorico, risalente all’eta’ del bronzo, corrispondente all’attuale quartiere della Marcigliana Vecchia; di Septem Balnea, la Settebagni di oggi, a nord-est della via Salaria e dal sito di Ficulea posto tra la Nomentana e il Grande Raccordo Anulare, dove ora sorgono i quartieri della Marcigliana Nuova, di Cinquina e Tor San Giovanni.

Queste città sono state oggetto di scavi negli ultimi anni del secolo scorso portando alla luce numerosi corredi funebri, nonostante le depredazioni dei tombaroli.

All'atto della fondazione di Roma (753 a.C), Fidene era un centro già florido che sfruttava le vie di comunicazione fluviali e terrestri. In particolare con la presa di Cenina (ponte Mammolo), del territorio di Ficulea (tra la Nomentana e il Grande Raccordo Anulare), di Crustumerium (nel settore N-E della Salaria) e con le assegnazioni di territori dell'agro di Fidene ai clienti della gens Claudia, - nonché con la battaglia sul fiume Cremera - si era cercato , come ritenne il Sozi , di isolare e accerchiare la città di Fidene da Veio e dalle importanti vie di comunicazione fluviali (Tevere) e terrestri (Via Salaria).

Per contrastare i Romani, Fidene si era alleata con l'etrusca Veio ma, nel 474 a seguito dell'armistizio quarantennale tra Roma e Veio, fu prima occupata da una guarnigione romana per poi essere conquistata, saccheggiata e data alle fiamme dai Romani (436-435 a.C.).

La città divenne un municipium di Roma e parte degli abitanti cadde in schiavitù. Per ricostruire le mura ed alcuni edifici che erano stati distrutti dopo l'incendio gallico, i Romani fecero affluire da Fidene una grossa quantità di pietre di tufo. Con la caduta di Fidene, l'Urbe riuscì a porsi in una posizione favorevole nella lotta contro Veio. Tuttavia, i Romani impiegarono dieci anni (406-396 a.C.) per conquistare Veio, che venne definita la "Troia etrusca".

Per quanto riguarda Fidene, il Coarelli ha evidenziato che in epoca tardo-repubblicana la città aveva perso gran parte della sua importanza perché da un passo di Strabone si evince che Fidene, insieme a Gabii e a Labici, viene posta come esempio di città ridotta a villaggio.

Questo fenomeno va posto in relazione con la crisi della piccola proprietà agricola e con la crescita del latifondo nella zona posta tra l'antica via Ficulea (Nomentana) e la Salaria.

In epoca imperiale negli ampi latifondi, al cui centro si collocavano le ville, della zona di Monte Sacro, Fidene, Vigne Nuove, Bufalotta, Prati Fiscali, Serpentara, Tor S. Giovanni, Settebagni, Castel Giubileo e Magliana furono rinvenute delle aziende agricole dove si coltivavano alberi da frutto, fiori, grano, ortaggi, ulivi e viti.


Il periodo imperiale.
In epoca imperiale la zona di Montesacro raggiunse il pieno sviluppo dal punto di vista economico-residenziale, ma i prodromi di questo fenomeno risalgono agli ultimi due secoli della Repubblica.

La rete viaria era cresciuta in modo intensivo e lungo i suoi percorsi erano state costruite svariate ville usate per scopi agricoli e come dimore permanenti o temporanee.

La costruzione di queste villae rusticae fu favorita dal costo relativamente basso della manodopera dovuto all’enorme afflusso degli schiavi a Roma come conseguenza delle guerre di conquista compiute in tutto il Mediterraneo. Queste ville si articolavano sostanzialmente in due parti: urbana e rustica. La parte urbana era piu’ lussuosa e veniva utilizzata dal proprietario. La parte rustica era invece destinata all’alloggio degli schiavi e dei magazzini. Erano vere e proprie aziende agricole dove si coltivava di tutto e l’economia della zona raggiunse un notevole sviluppo grazie anche alla crescita delle strade e all’uso viario dei fiumi Tevere ed Aniene.

Tra le numerose ville della zona montesacrina una delle più importanti è quella del liberto Faonte. Nel corso degli scavi condotti nel sito venne alla luce un'urna funeraria con incisa un'iscrizione dedicata a Claudia Egloge.

Essa era stata la nutrice di Nerone ed insieme ad Atte aveva raccolto il corpo dell'imperatore per poi trasportarlo nella tomba dei Domizi. Questa villa secondo alcuni studiosi, deve essere identificata con la villa di Faonte.

Al riguardo Svetonio ci informa che questo liberto consigliò a Nerone di rifugiarsi nella sua villa per sfuggire all'ira dei partigiani di Galba. Sopraggiunti quest'ultimi l'imperatore decise di suicidarsi ficcandosi un pugnale in gola, aiutato da Epafrodido. Da Svetonio apprendiamo che l'edificio si trovava tra la via Nomentana e la Salaria e con precisione, secondo l'identificazione effettuata dagli archeologi, in via Passo del Turchino, (Svetonio, Vita di Nerone, 48-49).

La villa doveva essere di grandi dimensioni ed era suddivisa in due sezioni: una rustica e l'altra abitativa e ad essa era annessa una grande cisterna i cui resti sono ancora visibili.

Resti di un'altra grande villa, del I-II sec. d.C, sono visibili in Piazza Monte Torrone.

Nei giardini di piazza Sempione, si puo’ ammirare il mausoleo di Menemio Agrippa, da cui ha preso il nome la piazza, una costruzione in tufo di epoca imperiale, riutilizzata come torre di guardia nel medioevo.

In via Monte Serrone si possono vedere i resti del Tempio di Giove Terrifico, tempio eretto sul Monte Sacro a ricordo dell’insurrezione plebea del 494 repressa da Menemio Agrippa e in via Monte del Furlo, in giardini privati, i resti di una villa.

Sull’altura di Settebagni si notano gli avanzi di una antica villa romana, mentre in via Lina Cavalieri si trova un tratto di una antica strada romana.

Tratti di basolato romano, inoltre, sono stati trovati anche al km 16 della via Nomentana, mentre all’angolo con viale Kant si intravedono alcuni blocchi di tufo e travertino che facevano parte di un ponte di epoca repubblicana che superava il fosso della Cecchina- Casal de’ Pazzi.

Sempre sulla via Nomentana, al km 13 si giunge alle catacombe di S. Alessandro, risalenti al III secolo d.C., dove sono sepolti i martiri Alessandro, Etenzio e Teodulo. Poco piu’ avanti, prendendo sulla sinistra via Dante Maiano sono visibili i resti di una villa del I secolo d.C. dove sono state trovate i resti di fornaci, alcune vasche e dei dolii.

Oltre ai ruderi di ville di epoca romana gia’menzionati, ai colli di Villa Spada e alla Borgata Fidene si possono notare i resti di alcune tombe rupestri mentre lungo la collina di Settebagni sono state ritrovate numerose tombe e, in localita’ Vigne Nuove (la via ricalca in gran parte l’antica via Patinara) sono tuttora in corso alcuni scavi a causa di numerosi ritrovamenti di varie epoche.

A circa 250 m a sud est del Casale di Redicicoli, al km 3 di via delle Vigne Nuove, si nota tuttora una notevole concentrazione di resti di materiale da costruzione di una villa romana sparsi sulle pendici arate della collina. Dal materiale raccolto risulterebbe un ambito cronologico risalente al II – III secolo d.C. sebbene il sito sembri essere stato occupato gia’ nei periodi precedenti.

Il Medioevo
La fine del mondo antico, oltre che essere propiziata da un deciso peggioramento climatico intervenuto tra il VI e VII secolo, ebbe impulso dalla crisi demografica, dalla caduta dell’impero romano e dalle invasioni barbariche che imperversarono in quel periodo. Il fenomeno fu particolarmente grave nella zona di Montesacro, cosi’ come nelle zone piu’ limitrofe alla citta’ di Roma, ma i centri di Capobianco, Fidene e Montesacro non risentirono di questo fenomeno.

Nell'ambito del nostro distretto un incremento demografico si verificò intorno all'abitato di Castel Giubileo e lungo la via Nomentana all'altezza del luogo del martirio di S. Alessandro.

L'estendersi del tessuto abitativo si sviluppò intorno ai nuclei religiosi di S. Michele Arcangelo, Castel Giubileo, S. Alessandro e poi anche intorno ad altre chiese.

La motivazione era di natura logistica, economica, religiosa e politica: con la crescita delle invasioni barbariche le chiese diventarono i centri dove la popolazione, che si dedicava all'agricoltura cercava di aggregarsi. Si tentava di costituire dei piccoli nuclei agricoli indipendenti formati da contadini e da piccole guarnigioni di presidio. Si trattava del sistema delle domuscultae che si sviluppò con papa Zaccaria (741-752) e Adriano I (772-795) e contribuì a rafforzare il dominio della Chiesa a scapito della proprietà privata.

Una successiva trasformazione di queste domus ha portato alla nascita di piccoli castelli e torri di difesa a guardia delle scorrerie dei Saraceni.

Un fenomeno che e’ noto con il nome di incastellamento, una delle piu’, grandi e durature trasformazioni del paesaggio italiano.

Le grandi fortificazioni, ad eccezione delle torri di guardia, non hanno mai avuto un ruolo preminente nel paesaggio del nostro Municipio, fatto dovuto probabilmente alla forte vicinanza alla citta’ di Roma.

In molti casi la popolazione riutilizzava, per gli scopi suddetti, gli edifici di epoca imperiale ancora in buone condizioni.

Per la loro costruzione furono utilizzate pietre delle antiche abitazioni romane e parti di basolato delle antiche strade romane. Di quel periodo è la torre di guardia di via della Bufalotta, posta a sud-est di Crustumerium, identificata con il Casale di “Massa del Vestiario”che, nel secolo XI, rientrava nelle proprieta’ dell’abbazia di Farfa; mentre altri edifici preesistenti furono a tale scopo riadattati come il sepolcro romano di Ponte Salario, comunemente chiamato anche sepolcro di Mario, che fu adattato a torre per meglio difendere il ponte Salario dai Longobardi nel 728 d.C..

Al diciassettesimo km della via Nomentana si trova la Torre di Sant’Antonio, facente parte del Casale di S. Antonio nota fin dal 1244 con il nome di Castrum Poteranum, proprieta’ della chiesa di S. Lorenzo fuori le mura.

Nel XVII secolo entro’ a far parte dei beni di proprieta’ del monastero di S. Antonio. In seguito divenne proprieta’ dei Porcari, poi della famiglia Saccoccia ( da cui il nome di Tor Saccoccia) che possedette fino a qualche tempo fa la zona dove poi e’ sorta la borgata di Colleverde.

A Castel Giubileo possiamo trovare un bellissimo casale fortificato di epoca medievale. Nel 1280 apparteneva al monastero di S. Ciriaco e, in seguito, venne chiamato Castel Giubileo si suppone perche’ fu acquistato da Bonifacio VIII con i soldi ricavati dal Giubileo del 1300 oppure, piu’ probabilmente, perche’ affidato alla famiglia Giubilei.

Nei secoli successivi il castello fu saccheggiato e depredato piu’ volte e, dopo un lungo periodo di declino, viene progressivamente utilizzato come fattoria agricola. Subito dopo il Raccordo anulare troviamo la torre di Redicicoli con tracce di villa romana del II-III secolo d.C. ubicate presso la Tenuta Maffei, 250 m a sud est del Casale Redicicoli. Sulle pendici arate della collina si notano molti frammenti di epoca romana e, ricognizioni e fotografie aeree evidenziano la presenza di una ricca villa residenziale.

Lungo la via Nomentana, all’angolo con via Zanardini, si puo’ ammirare il Casal de’ Pazzi, da cui prende il nome la zona.

 Si trova nel territorio del V Municipio ed e’ circondato da un ampio e magnifico parco; risalente al XIII secolo fu costruito dalla antica famiglia fiorentina dei Pazzi. La costruzione e’ stata piu’ volte riadattata nel tempo e ha avuto diversi proprietari: i Porcari, I Cinquini, il monastero dell’Annunziata e i Conti Grazioli.

Oggi

Il Municipio Roma IV è una delle realtà della capitale che sta vivendo maggiori trasformazioni in quanto il Piano Regolatore della città prevede, proprio nel territorio del Municipio, la realizzazione di nuovi insediamenti, con aree verdi, centri commerciali e moderne abitazioni.

Ai primi anni del 1900 Montesacro appariva come una grande distesa di prati e di campagna; tutta la zona, superata S. Agnese, era priva di agglomerati urbani.

I primi nuclei abitativi sorsero nel 1919 per iniziativa di cooperative di abitazione di dipendenti delle Ferrovie dello Stato.

In quel periodo, per iniziativa del Governatore di Roma Filippo Cremonesi e del Presidente dell’Istituto Case Popolari Alberto Calza Bini, venne avviato un ambizioso progetto urbanistico su progetto dell’architetto Gustavo Giovannoni.

Il programma di edificazione doveva seguire il modello urbanistico di tipo anglosassone della “garden city” e avrebbe dovuto essere la citta’ giardino piu’ grande in Italia e nel mondo.

Le opere costruttive furono affidate al “Consorzio Citta’ Giardino Aniene” che era costituito dall’Unione Edilizia Nazionale e dall’Istituto Case Popolari.

Intervennero nei lavori anche sei cooperative e le prime costruzioni iniziarono nel 1919-1920. Nel progetto si prevedeva un nucleo centrale dove erano collocati i servizi essenziali dell’insediamento: la chiesa, la scuola: il liceo ginnasio Quinto Orazio Flacco, l’ufficio postale, il teatro, i negozi e il parco.

Questa parte centrale della citta’ giardino, posta appena oltre il ponte Tazio, rappresentava la porta di ingresso del quartiere. Intorno a questo nucleo si sarebbero dovuti costruire villini circondati da giardini e strade alberate.

L’avvento al potere del fascismo nel 1922 porto’ a compimento i progetti urbanistici gia’ avviati e il Consorzio di cooperative che aveva iniziato i lavori ultimo’, in pochi anni, 700 villini secondo un mosaico di stili architettonici diversi, circondati da giardini profumati e da viali spaziosi e alberati: la citta’ giardino.

La città giardino fu però poi presto assediata dalle nuove costruzioni.

In quel periodo, il quartiere, abitato da una popolazione di ceto medio: liberi professionisti, impiegati e funzionari dello Stato, era certamente piu’ tranquillo e godibile di oggi.

Nel 1933 fu costruito il grosso complesso di case popolari di Valmelaina, un enorme edificio di 7 piani con 15 scale che si affacciavano nel cortile interno.

Qui si trasferirono parte delle famiglie che abitavano il centro storico, soprattutto muratori, manovali, piccoli artigiani, falegnami, ferrovieri.

Tra Montesacro e Valmelaina sorse, dopo il 1936 un nuovo insediamento: il Tufello. Costruito a ridosso dei villini di Montesacro, riprese lo spirito con cui fu edificata la Citta’ Giardino, case basse e lunghe, immerse nel verde con scale a ballatoio, destinate ad accogliere gli emigranti che erano costretti a rientrare in Italia a seguito del peggioramento delle relazioni internazionali.

L’insediamento prese il nome, probabilmente e se vogliamo azzardare una spiegazione, dai tufelli (in epoca romana cubilia): si trattava di piccoli blocchi di tufo di 20-25 cm di lato, tagliati in forme grosso modo piramidali, che, preparati nelle cave, venivano poi utilizzati, disposti a forma di rombo, per costituire due pareti dentro le quali veniva colata una miscela di malta e ciotoli di fiume , in modo tale da costituire un blocco solidissimo di calcestruzzo in grado di resistere per molti secoli. La zona del Tufello era ricchissima di materiale tufaceo.

Prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, la zona di Montesacro poteva considerarsi aggregata intorno a tre poli abitativi: Montesacro, Tufello e Valmelaina.

I lotti di case popolari costruiti in quel periodo: via Gargano, piazzale Adriatico e viale Ionio, non erano alti piu’ di tre piani e non erano ispirati ai criteri intensivi tipici delle case popolari di altre periferie, e in qualche modo assecondavano le caratteristiche architettoniche dei villini di Montesacro.

Nel 1934 il tram a rotaie che dal centro della citta’ arrivava a S. Agnese fu prolungato fino a piazza Sempione; piu’ tardi fu realizzato un circuito ad 8, su rotaie, che attraversava tutto il quartiere.

Non esistevano, in quel periodo, nuclei industriali, ad eccezione della cartiera sull’Aniene e salvo una serie di botteghe artigiane nei pressi di Ponte Nomentano.

Nel periodo successivo agli anni del secondo dopoguerra, l’edilizia diventa piu’ intensiva e gli spazi abitativi si riducono sempre di piu’ per il fenomeno dell’urbanizzazione; le abitazioni arrivarono ad alzarsi anche di sei o sette piani, con una riduzione significativa di aree per giardini e cortili.

Il fenomeno dell'edilizia intensiva coinvolge la stessa "garden city", il quartiere del Tufello, ma anche la Bufalotta, Vigne Nuove.

In quel periodo nacquero i quartieri di Bufalotta e Vigne Nuove, mentre, tra gli anni 1959 e 1962 nasce il quartiere di Montesacro Alto, detto anche quartiere Talenti, dal nome del proprietario delle aree del quartiere.

 In tale periodo il fenomeno dell’edilizia intensiva senza regole ne’ freni, interesso’ tutta la zona, particolarmente le localita’ di Fidene e Castel Giubileo, e, nonostante il piano regolatore del 1962, queste zone ebbero un incremento considerevole dell’edilizia abitativa, con palazzine che sorgevano come funghi.

Cio’ accadde anche nei quartieri di Vigne Nuove , Conca d’Oro, Valmelaina, Nuovo Salario, Serpentara e Cinquina interessate principalmente da costruzioni promosse dallo I.A.C.P e da Enti Pubblici non economici.

Il grande sviluppo dell’area ha avuto luogo alla fine del secondo conflitto mondiale, quando, per arginare il fenomeno della disoccupazione dilagante, lo Stato intervenne con piani di sviluppo dell'edilizia mediante una politica di sgravi fiscali per i costruttori e di abolizione delle tasse sulle aree fabbricabili: l’obiettivo era quello di edificare dei nuovi quartieri popolari nelle zone periferiche demolendo le numerose baracche presenti sulle principali arterie di Roma.

Negli anni '30 e '40 sorsero le borgate di Valmelaina, Cecchina e Tufello - quest'ultimo di grande valore architettonico - seguite dai quartieri Talenti e Bufalotta e dalla borgata Fidene. 

La stessa località dell'antica Fidene è interessata da questo fenomeno edilizio nonostante il piano regolatore del 1962 ne prevedesse un'utilizzazione agricola.

Nasce la borgata Fidene mentre altri insediamenti sorgono anche nella zona di Castel Giubileo e continua al contempo la crescita del quartiere di via delle Vigne Nuove con la costruzione di case popolari promosse dallo I.A.C.P.

L'edilizia crebbe ancora negli anni '70 con la costruzione delle case popolari dello Iacp - oggi considerate un pregevole esempio di architettura moderna - lungo via delle Vigne Nuove e nei quartieri Conca D'Oro, Nuovo Salario, Nomentana, la Serpentara sino a Castel Giubileo, il quartiere più a nord della città all'interno del raccordo.

Una crescita così intensa e a tratti disordinata ha generato un deficit dei servizi: spazi pubblici e spazi verdi insufficienti all'interno dei quartieri, viabilità locale congestionata, scarsa integrazione tra le diverse aree.

Il fenomeno dello sviluppo urbanistico non si è arrestato nel quartiere Talenti; negli anni tra il 1995 e il 1998 i piani edilizi hanno coinvolto le grandi estensioni verdi poste tra via Gaspara Stampa, via Nomentana, e via Casal Boccone. Nei tempi recenti la cresciuta sensibilità verso i problemi ecologici e di salvaguardia del territorio ha posto un freno alla crescita edilizia e vengono portati avanti dei piani di risanamento edilizio, valorizzazione del territorio o di salvaguardia delle "cinture verdi della capitale".

La Regione, ad esempio, sta portando avanti dei piani di risanamento edilizio, valorizzazione del territorio e salvaguardia di numerose aree verdi di Roma.

Nei quartieri di Fidene e Valmelaina alcuni di questi problemi sono stati affrontati con un Programma di recupero urbano (Programma di Recupero Urbano Fidene-Valmelaina), mentre interventi di valorizzazione dei tessuti esistenti investono le centralità locali di Conca d'Oro, Talenti e Serpentara. le zone coinvolte nell'ambito del IV Municipio sono il Parco della Bufalotta, la Riserva Naturale della Marcigliana (IV Municipio), il Parco Regionale Urbano di Aguzzano.

Purtroppo pero’ il nuovo Piano Regolatore approvato dalla Giunta Veltroni, che in molti hanno definito “Piano Regolatore”, a causa dei troppi favori concessi ai grossi costruttori, prevede grosse speculazioni immobiliari sul nostro territorio senza che vengano perlomeno realizzate adeguate infrastrutture di mobilita’ in grado di affrontare e risolvere i nodi del traffico urbano che, da sempre, afliggono il territorio del nostro Municipio.

Nuove opportunità di promozione di questo territorio sono poi legate alla realizzazione, già in corso, della centralità metropolitana di Bufalotta, con nuove case, uffici e strutture di ricezione turistica.

Attualmente il trasporto pubblico è garantito nel quarto Municipio dalla Ferrovia Metropolitana Fara Sabina-Fiumicino (FM1), che in futuro sarà integrata dalle nuove linee B1 e D della metropolitana.

La via Nomentana, attualmente unico asse di penetrazione nei quartieri dal Gra, verrà affiancata da una "variante" stradale sempre dal Gra verso l'interno, che permetterà di alleggerire gli attuali volumi di traffico.

 

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