mercoledì 11 maggio 2016

Gabii

Non molti sanno, percorrendo la Via Prenestina, che un tempo nel suo primo tratto era denominata " Via Gabina " e che camminando su questa strada ci si avvia su di un percorso che porta a varcare i confini della storia inoltrandosi nella notte dei tempi, a superare quella soglia che limita il tempo codificato in date dall'ante Historiam.

E' sufficiente seguire l'antica via, per giungere al luogo ad essa dava il nome: " GABII ", antica città, colonia di Alba Longa, in cui ancora oggi possiamo trovare perfettamente conservati in uno dei luoghi più belli dalla LATIUM VETUS, la campagna romana, a ridosso dei monti Prenestini e Tiburtini. Lungo la via Prenestina Nuova, a soli 20 minuti di macchina da Porta Maggiore, giungendo al Km.20, troviamo un grande distributore di benzina, da cui si accede all'area archeologica di Gabii.

Gabii era un'antica città del Lazio, posta probabilmente tra Roma e Preneste, lungo il tracciato della Via Prenestina.

Secondo Dionigi di Alicarnasso, faceva parte dell'antica Lega Albana.

Le sue cave fornivano un'eccellente pietra da costruzione (lapis gabinus). L'ubicazione della città, in epoca moderna, fu individuata nel XVIII secolo da Pierluigi Galletti.

Gabii e lo sviluppo del centro Italia 

I sette colli non sono isolati, ma sono propaggini di un complesso collinare che si estende in un paesaggio grandioso attorno alle mura di Roma, dai monti alla pianura, attraversato dal Tevere e dall'Aniene che confluendo giungono fino al mare creando così uno dei percorsi storicamente più importanti della campagna romana.

Infatti, oltre centomila anni fa, quando il Lazio era costellato di civiltà autoctone con caratteristiche sempre più agricole pastorali, talune vie di comunicazione servivano a congiungere tra loro i villaggi o a condurre greggi da una regione all'altra

( transumanza ) o discendere fino alla foce del fiume per procurarsi il sale, o a trasportare prodotti agricoli, legname, materiali di costruzione, tra questi la famosa "Pietra Gabina ", fornita da Gabii, con cui molte opere furono costruite o rivestite quali ad esempio il PONTE DI NONA sulla via Prenestina verso Gabii e il grande muraglione che è dietro il Foro Augusto a Roma.

Gabii per la sua importanza strategica fu in un primo tempo in buoni rapporti con  la vicina Roma  che lì poteva avere il controllo commerciale dell'Etruria.

Le fonti citano un trattato che sarebbe stato contratto dalle due città all'epoca di Tarquinio il Superbo ed è conservato al Quirinale.

Anche sulla  monetizzazione si fa menzione dei " FOEDUS GABINUS " con la raffigurazione del sacrificio di un suino fatto congiuntamente da un sacerdote romano e uno gabino.

Roma si impone su tutto il territorio e per bloccarne l'avanzate alcune città ricche si costituiscono nella " Lega Latina ".

Ai primi anni del V secolo a.c. la lega fu sconfitta in prossimità di Gabii nei pressi del lago Regillo.

In questo periodo Gabii raggiunse una potenza ed uno splendore non più eguagliati. A conferma, sono stati effettuati dalla Soprintendenza Archeologica alcuni rinvenimenti quali i resti di una cinta muraria di blocchi di tufo dell'Aniene, un Santuario extra urbano nella valle di Fosso S. Giuliano ed altre aree interne alla città.

I rapporti tra Roma e Gabii non furono sempre buoni, vissero molte fasi alterne.

Nel VI secolo a.c. Gabii è soggetta all'egemonia di Roma e ne seguì le sue stesse sorti.

 
Storia

Secondo il racconto di Dionigi d'Alicarnasso l'invio a Gabii dei giovani Romolo e Remo, presso amici del pastore Faustolo, per apprendere lettere, musica ed uso delle armi greche, si tratta di una leggenda, che sembra suggerire per la città di Gabii un ruolo di collegamento fra la cultura laziale e la presenza greca nella regione.

A suffragare tale ipotesi scavi recenti hanno permesso di rinvenire un piccolo frammento di vaso con un'antica iscrizione greca, importantissima scoperta avvenuta nei pressi dell'Osa per opera della Soprintendenza Archeologica di Roma.

La città accolse Tarquinio Sestio, come finto disertore in fuga dal padre Tarquinio il Superbo, e venne quindi conquistata con l'inganno.

Un trattato fra Roma e Gabii, scritto su una pelle di bue che copriva uno scudo, era conservato nel tempio di Quirino.

Già in epoca repubblicana iniziò a decadere e, nei primi anni dell'età imperiale, la città era ormai ridotta ad un semplice villaggio.

Gabii rappresenta il vertice antico di un triangolo con ai lati le cittadine di Tibur (Tivoli), Praeneste (Palestrina) e Collatia ( da alcuni localizzata in corrispondenza del Castello di Lunghezza ), che nel periodo antico ebbero notevole sviluppo e grande importanza nelle vicende storiche e politiche del Lazio in forza della posizione strategica sulle arterie di collegamento dei percorsi commerciali tra l'Etruria e la Campania e verso l’Adriatico.

Le comunità erano legate tra loro da parentele, guidate da capi guerrieri e sacerdoti, vivevano in capanne ed in alcuni periodi dell'anno lavoravano la ceramica.

Tra il IX secolo a.C. e VIII secolo a.C. in queste comunità egualitarie ebbero luogo delle trasformazioni sociali, che portarono alla costituzione di un sistema sociale di tipo gentilizio-clientelare con la formazione di centri protourbani, anticipatori di quelli urbani propri del territorio laziale latino.

Gabii potrebbe essere la città natale del poeta Tibullo.


Via Gabina


Strada romana venuta alla luce durante i lavori di scavo per la realizzazione di un collettore.
Gli scavi eseguiti dalla Sovrintendenza archeologica hanno portato in luce per più di 300 metri un intatto lastricato stradale, che si presuppone possa essere l'antica via di collegamento fra Roma e Gabii (lago di Castiglione).

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