domenica 1 maggio 2016

Casal Morena


Casal Morena è il nome della diciannovesima zona del comune di Roma nell'Agro Romano, indicata con Z.XIX.

La zona prende il nome dalla Torre Morena, costruita nel XIV secolo, che a sua volta prende il nome dal console romano Aulus Terentius Varro Murena, che fu proprietario del terreno nel I secolo a.C.

Un’altra possibile ipotesi relativa  al nome di Morena  viene rintracciata in altri documenti, i quali trascrivendo il nome con le varianti Morano, Moreni, Morreni, Morene, si collegano alla radice “MAR”  e “MOR” e fanno risalire il vocabolo MARRANA.

Questo rivo che ha origine nella valle di Molara scorre per la valle Marciana e Preziosa, vicina a Grottaferrata, entra a Morena, e nella zona del Casalotto, lascia il suo corso naturale presso le rovine di Centroni ed entra a Roma. Nella pianta  Bufalini  del 1951 è detto Acqua Mariana, in quanto scorreva sul territorio detto “ager marianus”.

Popolarmente il toponimo fu corretto in Marrana, termine finito per identificare i fossati che ancora oggi circolano  sotterranei, a volte riemergendo come risorgive.

L’acqua passava per Morena sulla via Latina, dove fu costruita una torre soprannominata dell’Acqua Sotterra.

Il percorso iniziale utilizzava un fosso preesistente detto dell’acqua Crabia e prendeva le sue acque da Squarciarelli e dalla fonte La Preziosa, tra Marino e Grottaferrata, cioè dalle stesse acque che rifornivano gli antichi acquedotti romani Tepula e Julia. 

Il canale seguiva gli antichi acquedotti e scendeva verso Roma. Vicino a Villa dei Centroni, a Morena, tramite una diga, l‘acqua veniva incanalata in un condotto sotterraneo appartenente all’ antico acquedotto Claudio, percorrendo il tratto della Via Latina.  

Si trova nell'area sud-est della città, a ridosso ed esternamente al Grande Raccordo Anulare.

La zona confina:


Storia

Morena è il quartiere dell'estrema periferia di Roma Sud, oltre il Grande Raccordo Anulare, ai confini di Ciampino, Grottaferrata, Frascati e Marino.

La testimonianza di Domenico Romalli  da lui fornita ad un giornale locale ci fornisce un ricco ed esauriente quadro di Morena ai primi del novecento.

Egli nacque nel 1921, proprio nell’anno in cui suo nonno Domenico acquistò la tenuta “Casal Morena “  dalla duchessa Maria Lavaggi Grazioli.

A quell’epoca Morena era una immensa distesa  di terre a culture prative e cerearicole  che si estendeva sulla destra e sulla sinistra della via Anagnina.

Questa era una strada stretta non asfaltata percorsa sul lato destro in uscita da Roma dal tram della STEFER che proprio a Morena aveva una fermata con lo scambio.

I pochi abitanti si spostavano anche col carretto con l’asino, utilizzato quest’ultimo specialmente dai piccoli vignaioli di Grottaferrata che scendevano ai combattenti.

Erano queste le prime vigne sorte a Morena, allorché dopo la guerra (1915-1918), le terre appartenenti ai grandi proprietari terrieri (Colonna, Lavaggi e Senni) furono per  buona parte espropriati dallo Stato per essere cedute agli ex combattenti.

Così sorsero a Morena i primi vigneti, nella zona compresa tra via della Stazione di Ciampino e via dei Sette Metri ed anche in quella dei Centroni.

Durante questo periodo la tenuta di Morena che aveva una estensione di circa duecentocinquanta ettari, non fu espropriata tutta, ma un quarto del suo territorio fu lasciato a condizione che la proprietaria permettesse la costruzione di efficienti strutture agricole per un possibile insediamento abitativo. 

Infatti vennero effettuati i seguenti lavori: dissodamento dei terreni, realizzazione di un reticolo di strade, costruzione di una vaccheria, di un grosso fienile, di un’abitazione per salariati (il casalotto).

Venne mantenuta integra la struttura dei vecchi casali, cui la caratteristica del nucleo aziendale circondato da un vasto recinto (sul modello della Curtis del Medio Evo)

Effettuate le opere di modifica, la contessa ha venduto la tenuta al Romalli.

Intorno a Morena c’erano soltanto la vaccheria di Casalotto ed una dispensa. Verso Roma, il vecchio Casale di Gregna, mentre dall’ altra parte, verso  Grottaferrata, si incontrava qualche casa di campagna.        

Il punto d’ incontro dei residenti di allora, bovari e vaccari, era costituito dalla dispensa: una specie di emporio dove si poteva acquistare il pane, la ventresca, il pecorino, il vino.

Al tempo della fienagione e della mietitura la popolazione cresceva improvvisamente grazie all’arrivo di grossi gruppi provenienti dalla Ciociaria, i quali, giunti con muli carichi di masserizie, si sistemavano alla meglio in fabbricati aziendali. Il loro lavoro veniva ricompensato anche in natura con grano, olio, ventresca, sigarette.

La presenza della malaria rendeva obbligatoria, per tutti i residenti, la distribuzione e l’assunzione del chinino di stato.

Lavoravano sia uomini che donne, suddivisi in squadre dall’alba al tramonto, dandosi il cambio.

Le donne provvedevano anche all' approvvigionamento dell’acqua e delle vivande.

In ogni “squadra” c’era un suonatore che nei momenti di stanchezza rallegrava i compagni cantando stornelli ciociari, accompagnandosi con l’organetto.

La preparazione dei terreni per la semina del grano veniva compiuta da aratri in ferro tirati da due o tre coppie di buoi. La funzione del bovaro era per questo tipo di attività importantissima. 

In primavera e in autunno, dopo qualche grosso temporale la marrana si gonfiava ed inondava la valle di Morena. 

Avveniva, allora, la cosiddetta pesca miracolosa, in quanto l’acqua  trasportava a riva grosse anguille che venivano catturate con i bastoni.

Lungo il decennio degli anni Trenta iniziò gradualmente il processo di meccanizzazione e l‘utilizzo di energia elettrica consentì lo scavo dei primi pozzi e permise il conseguente sollevamento dell’acqua.

Migliorarono così le coltivazioni e si cominciò ad allevare bestiame da latte, oltre che quello da lavoro.

Si arrivò così alla vigilia della seconda guerra mondiale con l’incremento dei residenti e l’inizio di qualche modesta costruzione che venne realizzata principalmente nella zona di via Della Stazione di Ciampino e dei Centroni.

Negli anni sessanta iniziarono le lottizzazioni abusive, in aperta campagna romana, con case costruite, in gran parte, da operai occupati nell'edilizia, che a prezzi relativamente bassi, hanno acquistato il lotto di terreno su cui costruire, da soli, la loro prima abitazione.

Precedentemente in zona vi era soltanto campagna romana, coltivata a frumento e vigneti,  con qualche casolare ancora esistente e tutelato dalla sovrintendenza. 

Morena si è sviluppata poi negli anni settanta, dopo che il Piano Regolatore Generale del Comune di Roma del 1962 aveva previsto l'espansione edilizia anche nell'estrema periferia del territorio comunale, ed è stato adottato il primo piano particolareggiato per la ristrutturazione urbanistica delle zone sorte spontaneamente.

Con il primo piano particolareggiato si è sviluppata un'edilizia residenziale di palazzine e ville realizzate da costruttori professionisti, ma non si è bloccata l'espansione abusiva, ormai non più solo di necessità, anzi, è continuata con più vigore dopo l'approvazione della Legge Bucalossi del 1977, malgrado prevedesse la demolizione di case abusive. 

Fino agli ottanta nella maggior parte delle zone di Morena, (Settemetri, Casal Morena, Morena Sud, Centroni), pur abitata da decine di migliaia di persone, mancavano totalmente le opere di urbanizzazione primaria: fogne, acqua, strade asfaltate, illuminazione pubblica. Solo con l'attuazione del cosiddetto Piano Acea, ideato e avviato dal sindaco Petroselli, è stato possibile dotare la parte più consolidata del quartiere dei servizi essenziali al vivere civile.

La strada statale Anagnina, una delle strade più pericolose d'Italia, taglia e divide nettamente il quartiere, aumentando i disagi agli abitanti, che non possono usufruire facilmente dei servizi presenti da una parte e dall'altra della strada.

Oggi Morena, pur molto richiesta da chi cerca casa, è un quartiere dormitorio che ha la necessità urgente di essere ristrutturato e riqualificato; mancano scuole, piazze , parchi, centri sportivi e sociali. La viabilità è inadeguata e pericolosa.

Casale di Morena

Si trova al km 4 della via Anagnina ed era noto già nel X secolo.
E' rappresentato da un insieme di edifici, circondati da un vasto recinto, probabilmente corrispondente a quello della curtis medievale. E' costituito da un corpo a tre piani (forse in origine una torre) e da una serie di casali a due piani databili dal XVI al XVII secolo.
Il complesso sorge sulle rovine della villa romana, attribuita a Lucio Licinio Murena, se ne conservano ancora alcuni resti di ambienti: il criptoportico; il settore termale; l’allevamento di pesci.


 

 

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