lunedì 4 aprile 2016

Vallerano

Vallerano è il nome della venticinquesima zona del comune di Roma nell'Agro Romano, indicata con Z.XXV.
Si trova nell'area sud della città, a ridosso ed esternamente al
Grande Raccordo Anulare.

La zona confina:


Confinante con Trigoria era la tenuta di Vallerano che prende il nome da un fiumiciattolo che attraversa il suo territorio proveniente da Albano, (denominato Fosso di Vallerano).

Anticamente questo vasto latifondo apparteneva alla famiglia romana del Valerii da cui il nome "valerianum".
La tenuta originariamente comprendeva i terreni di Vallerano, Tor Pagnotta, Santa Maria, Torricelle di Vallerano a Torricella, poi suddivisa in altrettanti proprietari.

Sempre confinante con Trigoria era la tenuta di Perna. Il nome Perna, era un nome femminile abitualmente usato nel medioevo; solo nel XVI sec. si ha notizia di questo casale.

Proprietari fra gli altri furono i Colonna e i Torreggiani.

Tenuta di Vallerano

La recente urbanizzazione del sito è stata preceduta da un'approfondita ricerca archeologica, che ha evidenziato la presenza di una organizzazione del territorio a partire dal periodo arcaico fino ad epoca imperiale. Tracce di una occupazione del territorio in età preistorica, riferibili ad uno stanziamento abitativo di epoca Neolitica (fine del IV millennio a.C.), sono state scavate su un pianoro a circa 300 metri a sud est del Casale di Valleranello.

Le indagini sistematiche hanno messo in luce i resti, su almeno dieci aree distanti in media 150 metri una dall'altra, di un articolato sistema di canalizzazioni per uso agricolo, databili probabilmente al periodo medio repubblicano (dal IV-III secolo a.C. fino al II-I secolo a.C.). Tali strutture, individuate sotto lo strato superficiale di humus, interessano l'area di un pianoro solcato in antico da un canale naturale confluente a nord verso il fosso di Vallerano. 

Oltre a questo complesso sistema di drenaggi agricoli, il comprensorio è caratterizzato da un esteso e articolato reticolo viario, forse risalente già al periodo arcaico.

Due di questi percorsi (strada 1 e 2), individuati ciascuno per una lunghezza complessiva di 500 metri, sono collegati e dividono il pianoro in tre settori; è ipotizzabile che la strada 2, dopo la biforcazione in un secondo tracciato (strada 1), proseguiva verso nord ovest in direzione della tenuta di Casal Brunori.

All'incrocio di questi due assi stradali sono state rinvenute, scavate sulla parete di un fossato di erosione delle acque, quattro tombe a camera che hanno restituito corredi databili al IV-III secolo a.C.; una quinta tomba a camera, coeva alle precedenti, è stata trovata lungo la strada 2 a circa 350 metri a sud est di questo incrocio.

Alcune recenti indagini, tuttora in corso, lungo quest'ultimo tracciato stradale, hanno permesso di mettere in luce i resti di un'altra biforcazione con un nuovo percorso viario proveniente da est; all'incrocio dei due assi stradali è puntuale, anche in questo nuovo settore di scavo, la presenza di una tomba a camera. A nord ovest di quest'area sono stati rinvenuti, infine, alcuni pozzi, fosse e resti di una cisterna scavata nel banco di tufo. 

E' probabile che la strada 1, una volta attraversato il fosso di compluvio naturale del pianoro, avesse una diramazione a nord ovest verso un tracciato stradale d'accesso, individuato sul lato ovest di un insediamento databile tra la tarda età repubblicana e quella imperiale (fine II secolo a.C. - inizio I secolo d.C.).

Lo scavo di questo complesso ha messo in luce una vasta area rettangolare in cui sono state individuate vasche di lavorazione rivestite in cocciopesto, canalette di scolo, fosse, cisterne, pozzi e cunicoli sotterranei collegati fra loro; quest'area, infine, era racchiusa su tre lati da un canale a cielo aperto scavato nel banco di tufo, collegato ad una pozzo con cunicolo di scarico. Sul quarto lato sud è stata messa in luce una struttura di forma rettangolare allungata, forse identificabile come sterquilinium (letamaio), che presenta una rampa di entrata a scivolo lastricata con blocchi di basalto; accanto a queste strutture, oltre a tracce di alcune sepolture, si ha un ambiente semipogeo con resti di dolia.

A circa 500 metri ad ovest di questo insediamento, è stata parzialmente indagata l'area di una villa di epoca imperiale con impianto di forma rettangolare allungata; del complesso si conservano le strutture di una cisterna su due piani, resti di un probabile dolietum e poco distante, all'interno di una piccola cava di tufo ad uso locale, un'area sepolcrale con tombe a cappuccina.

Un terzo tracciato (strada 3), grosso modo parallelo a Via di Vallerano, è stato rinvenuto, con andamento non rettilineo, ma leggermente sinuoso, nella parte sud del pianoro; molto probabilmente le prosecuzioni di questa strada, a sud est e a nord est, si raccordano con analoghi tracciati individuati rispettivamente nelle tenute della Perna e di Tor Pagnotta.

Questa strada di lunga percorrenza, probabilmente collegata con la strada 2, rimase in uso fino ad epoca imperiale avanzata come dimostrano i resti di una rampa di accesso ad una villa databile alla tarda età repubblicana (II-I secolo a.C.).

Lo scavo lungo il pendio ovest dell'altura, su cui sorge l'insediamento, ha messo in luce alcune strutture a blocchi di tufo e un vasto sepolcreto con oltre cento tombe databili nell'arco del II-III secolo d.C.; probabilmente al servizio di quest'area doveva essere destinata una fornace rinvenuta lungo la scarpata nord ovest della strada 3.

Accanto alle semplici sepolture a fossa, con la copertura di tegole alla cappuccina o all'interno di anfore, ne sono state trovate alcune di un tipo più elaborato e di maggiori dimensioni, che presupponevano una sistemazione esterna con monumento a vista, forse un piccolo basamento sostenente un'ara con iscrizione, di cui purtroppo non è rimasto alcun elemento. Fra queste la Tomba n.° 2 comprendeva una sepoltura femminile di una giovane donna all'interno di un sarcofago in marmo con ricco corredo databile all'epoca degli imperatori Antonini.

A circa 250 metri nord ovest di quest'area, lungo un tracciato stradale con pavimentazione realizzata a scaglie di basalto, è stata messa in luce una piccola necropoli posta lungo questo percorso viario proveniente dalla biforcazione con le strade 1 e 2.

Sul limite settentrionale del comprensorio, infine, lungo Via di Valleranello, sorgono i resti di una torretta medioevale di vedetta.

La struttura, di forma quadrata, è costruita in blocchetti di tufo misti a scaglie di selce e mattoni; la torre, più volte restaurata e notevolmente trasformata all'interno, conserva un finestra rettangolare ed una feritoia su ogni lato. La sua particolare posizione intermedia assicurava le segnalazioni tra l'antica e la moderna Via Laurentina.

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