lunedì 4 aprile 2016

Torrino

Torrino è il nome della ventisettesima zona di Roma nell'Agro Romano, indicata con Z.XXVII.
Il toponimo indica anche la zona urbanistica 12c del XII Municipio.
Si trova nell'area sud della città, a ridosso ed internamente al
Grande Raccordo Anulare.

La zona confina:


Storia

Proseguendo lungo la Via Ostiense, dopo l'incrocio con la Via di Decima si sarebbe incontrata dopo il seicento una "Torracia" costruita su una tomba romana.

La circostante tenuta del Torraccio, confinante con la tenuta di Tor di Valle e di Mostacciano, apparteneva agli inizi del nostro secolo a Costantino Galluppi. La proprietà, poi passata ai fratelli Calabresi, si estendeva verso l'Eur sino all'attuale Velodromo, ed era coltivata da contadini romagnoli e marchigiani.

Nei primi anni 60 i fratelli Calabresi vendettero la proprietà ad un consorzio di cooperative.

Nel 1976 furono avviati i lavori di urbanizzazione.
Durante gli scavi e nel corso delle lavorazioni agricole nel territorio del quartiere Torrino sono state ritrovate molte ossa di elefante e di cervo del “Paleolitico inferiore”.
A completamento della zona fra il Torrino e l'Eur è stato realizzato un insediamento urbano di vaste proporzioni; sono stati previsti circa 3.000.000 mc che porteranno un consistente aumento della popolazione, gravante su una parte di territorio densamente abitato.
La zona, detta soprattutto nel gergo degli agenti immobiliari EUR Torrino, è caratterizzata prevalentemente da abitazioni residenziali. In particolare la zona del Torrino Nord è composta da edifici di particolare pregio e condomini di lusso.
Vi si trovano vari supermercati, diversi impianti sportivi, una chiesa cattolica (Santa Maria Stella dell'Evangelizzazione), la cui nuova struttura è stata consacrata il 10 dicembre 2006 da Sua Santità Benedetto XVI, e una sede distaccata dell'Ufficio dell'Erario.
Inoltre troviamo un cinema multisala (Stardust Village) e, sempre nelle vicinanze, gli uffici della ORACLE, della Microsoft, dell'IBM e della Vodafone.
Il 23 giugno 2008, nell'area Castellaccio, all'angolo fra la via Cristoforo Colombo e viale dell'Oceano Pacifico, è stato inaugurato il più grande centro commerciale d'Europa, denominato "Euroma 2", andando a superare il precedente record detenuto da un altro centro commerciale romano: "Porta di Roma".


Tenuta del Torrino


Nel 1979 la realizzazione del nuovo quartiere abitato in località Torrino, lungo la Via Ostiense presso il Grande Raccordo Anulare, ha fornito l'occasione per un'indagine archeologica approfondita su una porzione di territorio che, per posizione e conformazione, presentava condizioni particolarmente favorevoli allo stanziamento umano.

La ricerca è stata condotta a tappeto su una superficie di circa cento ettari, costituita da due principali propaggini collinari di terreno argilloso calcareo poggianti su strati di ghiaia e sabbia con sottostante banco di tufo; su ognuna di queste propaggini si è ritrovata in modo quasi puntuale una successione di testimonianze di vita. 

Il risultato più interessante delle ricerche è costituito dall'accertamento della presenza di vita stabile nel comprensorio, dalla seconda metà dell'VIII secolo a.C. fino a tutta l'epoca imperiale romana; inoltre le testimonianze archeologiche, anche se in parte frammentarie a causa della precarietà delle strutture (capanne o edifici con muri a secco e a graticcio) e per le vicissitudini dei luoghi (cave, movimenti di terra, arature, dilavamenti ecc.), sembrano raggruppate attraverso i secoli intorno a determinati punti in modo da poter essere interpretate come possibili entità terriere, che si sono mantenute tali per un arco di tempo considerevole.

L'area del Torrino fa parte di un gruppo di alture prospicienti la riva sinistra del Tevere, fra i fossi di Acqua Acetosa e Vallerano a nord e quello di Malafede a sud, a metà strada fra i due antichi abitati di Tellenae (Acqua Acetosa Laurentina) ad est e di Ficana (Acilia) a sud ovest.

Il nome del Torrino compare per la prima volta nel secolo scorso in alternativa al toponimo di Torraccia, con cui si indicavano i resti di una torre posta su una collina a sinistra dell'undicesimo chilometro della Via Ostiense. 

Lo scavo archeologico dell'area ha permesso di mettere in luce i ruderi della torre medioevale, collegati ad una sottostante cisterna rettangolare, all'interno di una villa il cui impianto risale ad epoca augustea; il complesso, in posizione dominante, si estende su una superficie di quasi un ettaro e si dispone a terrazze degradanti verso il ciglio nord della collina. 

L'importanza della zona è stata confermata dalle ricognizioni superficiali effettuate nel 1978-'79 che hanno identificato, sull'altura presso l'incrocio della Via Ostiense e il Grande Raccordo Anulare, resti di vita attribuibili alla fine dell'età del Bronzo (XII-IX secolo a.C.); gli scarsi frammenti ceramici recuperati in superficie sono però estremamente significativi, soprattutto alla luce del rinvenimento di un medesimo orizzonte culturale nell'area degli abitati di Tellenae (Acqua Acetosa Laurentina), di Ficana (Acilia) e di Casale della Perna (tenuta di Castel di Decima), presso l'abitato protostorico di Politorium.

L'area comunque risulta abitata già in epoca più antica in seguito al recupero, su un'altura presso la Via Ostiense, di una sepoltura, con un individuo inumato in posizione rannicchiata, che potrebbe far risalire la frequentazione della zona alla fine dell'Eneolitico o alla prima età del Bronzo (XVIII-XVI secolo a.C.).

A circa 500 metri a sud sud ovest della sepoltura eneolitica, sono stati individuati i resti di tre tombe a fossa di cui due, una maschile ed una femminile, risalenti al 730 a.C.; la terza, maschile, databile entro la prima metà del VII secolo a.C.

L'area delle sepolture è stata disturbata da interventi di epoca successiva, con l'apertura di fosse quadrangolari e tombe a cappuccina di età romana, che possono aver probabilmente distrutto altre tombe protostoriche

I resti sconvolti di altre sepolture a fossa del VII secolo a.C. sono stati trovati più ad est presso la cisterna di una villa di epoca tardo repubblicana-imperiale e nella zona già edificata nel comprensorio di Mostacciano.

Il rinvenimento più importante è stato fatto a circa 450 metri a sud est del rudere medioevale del Torrino con la scoperta di due tombe a camera databili all'ultimo quarto del VII secolo a.C.
Queste due sepolture, scavate nel banco di tufo su un pendio a forma di vasca, si presentano una attigua all'altra con corridoio di accesso e più camere interne di fattura piuttosto rozza; la maggiore delle due, con sei camere, presenta un uso prolungato a tutto il VI secolo a.C.

La presenza di queste tombe deve essere riferita a nuclei familiari residenti nell'area del Torrino, forse sulle vicine alture di Mostacciano e sulla collina di San Ciriaco lungo la Via Ostiense. 

Molto probabilmente la comunità di appartenenza di questi gruppi era quella residente nell'abitato della Laurentina Acqua Acetosa, a cui territorialmente doveva appartenere l'attuale area del Torrino, che costituiva la zona di confine lungo il percorso del fiume Tevere. 

La presenza di tali famiglie di carattere gentilizio doveva avere, oltre ad una precisa funzione di carattere economico, cioè di controllo delle strade di comunicazione e di gestione dei traffici, anche un importante funzione politica, tutelando in un certo senso i confini del territorio in epoche in cui dovevano essere frequenti i contrasti causati da episodi di sconfinamento a scopo di razzia. 

Al VI-V secolo a.C. probabilmente, deve risalire la prima sistemazione di un tracciato viario che, salendo dalla Via Ostiense, ad est, tagliava obliquamente il pianoro del comprensorio per poi piegare verso nord, scendendo in una valle nel quartiere di Mostacciano.

Quest'asse stradale di lunga percorrenza doveva avere alcune diramazioni secondarie sul lato nord, come attestano i due tratti di tracciato rinvenuti sul pianoro.

A circa 200 metri ad est di questo insediamento sono state individuate tracce di capanne, forse databili al VII-VI secolo a.C., e muri a secco, purtroppo molto frammentari, di un edificio databile ad epoca tardo arcaica. Tale struttura, forse costituita da un cortile porticato con ambienti su due lati, sarebbe stata successivamente distrutta da fosse di epoca medio repubblicana relative ad un impianto di cui si conservano i resti, in parte ipogei, di una grande cisterna rettangolare a blocchi di tufo.

Un altro edificio arcaico, realizzato con muri a secco che descrivono un cortile centrale e ambienti sui lati corti nord e sud, è stato rinvenuto a circa 250 metri più ad est nell'area occupata successivamente da una villa rustica.

Nel corso della media e tarda età repubblicana, tutte le strutture di quest'area vengono spianate e solcate da canalizzazioni, forse ad uso agricolo, relative all'impianto di un edificio rustico, databile al III-II secolo a.C., di cui si conservano strutture a blocchi di tufo e resti di una grande cisterna rettangolare.

All'incrocio con una di queste diramazioni, ai limiti del settore occidentale del comprensorio, sono state messe in luce, su un pendio volto a sud est, un interessante raggruppamento di capanne con fosse ellittiche e un pozzo in comune per l'approvvigionamento idrico. 

Il materiale ceramico rinvenuto attesterebbe una frequentazione dell'area dall'epoca tardo arcaica fino al IV-III secolo a.C.; una successiva occupazione del sito è testimoniata dai resti di una villa databile tra la tarda età repubblicana e quella imperiale.

Il tracciato stradale rimase invariato fino ad epoca imperiale, come dimostrano tre gruppi di tombe alla cappuccina, dislocati lungo il percorso, e la tomba a camera ipogea, con all'interno un sarcofago a superfici grezze, rinvenuta presso l'estremità orientale del comprensorio.

Nei pressi del Grande Raccordo Anulare, a meno di 650 metri a sud ovest di questa tomba ipogea, sono stati recentemente individuati i resti di un insediamento romano databile alla tarda età repubblicana.

 Con la seconda metà del I secolo a.C. l'impianto della villa viene ampliato e radicalmente ristrutturato con la creazione di una corte porticata su tre lati e di ambienti residenziali a nord, con al centro il tablinium affiancato ai lati da ambienti disposti simmetricamente; a sud viene invece realizzata la parte rustica con ambienti di lavorazione e di immagazzinamento dei prodotti agricoli e le stalle. 

Una nuova cisterna circolare viene a sostituire quella rettangolare più antica e forse in occasione di questi lavori viene costruita una fornace rettangolare all'angolo sud ovest del complesso. 

Successive modifiche e rifacimenti testimoniano la sua durata fino a tarda epoca imperiale; la presenza di tombe a cappuccina nell'area del cortile e del portico nord confermerebbero tale ipotesi.

Dagli scavi condotti risulta evidente che nell'area del Torrino, durante la fase romana, il momento di maggior fioritura edilizia è quello rappresentato dal periodo augusteo, come testimoniano le prime fasi d'impianto relative a quattro ville rustiche.

La zona del Torrino, servita da importanti assi viari quali la Via Ostiense e la Via Laurentina, non lontana da un importantissimo centro di scambio come il porto di Ostia e da un sempre più esigente mercato come quello di Roma, soddisfaceva in pieno le condizioni prescritte da Catone e dagli altri agronomi per l'insediamento di quelle fattorie modello che sono alla base del modo di produzione schiavistico, autosufficienti e nello stesso tempo produttrici di surplus destinato al grande mercato. 

Numerose sono pure le fonti che da Cicerone a Plinio il Giovane e Simmaco descrivono questa parte del suburbio di Roma parlando di ville e possedimenti lungo la Via Ostiense e riportando nomi di proprietari famosi o sconosciuti, a cui si possono aggiungere quelli tramandatici dalla documentazione epigrafica su cippi e da tubazioni plumbee. 

Difficile è il compito di trovare una puntuale corrispondenza fra questi personaggi e i resti archeologici evidenziati, tenendo presente che la forte domanda di terra nelle aree prossime alla città ne favoriva il continuo passaggio di proprietà ed il frazionamento, bastando spesso anche una superficie minima, ma opportunamente sfruttata, per ottenere lauti guadagni.

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