sabato 2 aprile 2016

Parrocchietta


La Parrocchietta è un'area urbana moderna della Roma periferica, facente parte del suburbio Portuense e amministrato dal Municipio Roma XI.

Territorio

La zona, situata su una collina fra le vicine zone di Casaletto e Trullo, era un tempo una collina abitata isolata e tranquilla, mentre oggi è collegata con l'EUR tramite il viale Isacco Newton.

Il nome Parrocchietta potrebbe derivare dalla Torre della Parrocchietta (torre ottocentesca) situata in viale Newton.

La Parrocchietta si articola lungo via San Pantaleo Campano, la strada principale, ed è inserita in un'area verde protetta, la Riserva naturale della Valle dei Casali.

Questa situazione si riflette sul particolare assetto urbanistico del quartiere: le strade sono tutte strette e spesso ad unico senso di marcia e mostrano, accanto a complessi condominiali degli anni settanta, alternarsi di ville, case popolari e, soprattutto, di alcuni casali, in parte ristrutturati ed adibiti ad abitazione, in parte diroccati.

 
La Torre della Parrocchietta è una torre dell’Ottocento, sita in viale Isacco Newton (già tratto di via Portuense) al Trullo.

Per quanto noto, la proprietà è privata e presenta elementi di degrado; non è visitabile, è visibile da strada.

È stata studiata dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma.

 
Il Cimitero della Parrocchietta è un luogo di sepoltura dell’Ottocento, sito in viale Isacco Newton, già tratto di via Portuense, al Trullo.

Per quanto noto, la proprietà è pubblica e funzionale; è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Sovrintendenza comunale ai Beni Culturali.

Storia

Nel 1762 il Capitolo di Santa Maria in Trastevere conosce una grave crisi finanziaria, dovuta all’abolizione delle congrue urbane e alle spese di una vorace corte di parroci, viceparroci e preti confessori.

Il principe rettore, cardinal Pamphili, corre ai ripari, nominando amministratore uno straniero stimato e rigoroso, don Giuseppe Aluffi da Pavia.

Il nuovo amministratore orienta il risanamento in due direzioni: riduce gli organici della corte (ad 1 curato, 2 vicari e 4 confessori), e, soprattutto, riordina produttivamente le vigne tra Portuense e Aurelia, unica ricchezza del Capitolo.

Fin dalle prime ricognizioni, don Aluffi è accolto dalla fiera ostilità dei vignajoli portuensi, i quali lamentano un insostenibile abbandono.

Don Aluffi chiede loro di scrivere una petizione, e il suo stupore è grande quando legge che i vignajoli non chiedono denari, ma una chiesa.

Autorizzato dal principe Pamphili, don Aluffi provvede.

Compera a Bravetta, nel 1770, una “vigna con casa e cappella”, 3 miglia fuori Roma. Ma Bravetta è lontana, e la soluzione non piace agli irrequieti vignajoli, “riconoscendo tal sito non adatto”.

Nel 1772 don Aluffi compera il terreno sullo sperone roccioso “in località Fogalasino”, 3 miglia e 1/3 fuori Roma.

Stavolta l’acquisto è felice, e l’ostilità dei vignajoli si tramuta in favore.

In breve don Aluffi vi edifica, attingendo a capitali personali, un “casaletto” di campagna, che destina a chiesa.

La piccola chiesa, scrivono i vignajoli, “per privata, non ha l’uguale nella campagna, ben corredata di sacri arredi e di tutto il bisognevole”.

Era appena nata la “Parrocchietta”.

Nel 1777, in pieno scontro tra i “secessionisti” portuensi e i capitoli di S. Maria e S. Cecilia, la Sacra Rota si pronuncia, in favore dei primi.

Il tribunale ecclesiastico era stato chiamato in causa da un quarto contendente, il cardinal Rezzonico vescovo di Porto e S. Rufina, che vantava un’antica giurisdizione sulle vigne portuensi.

Da tempo tollerava che S. Maria vi riscuotesse le congrue, facendosi in cambio carico dei mantenimenti civili, ma il vescovo aveva impugnato l’accordo.

La delegazione rotale, nominata dal cardinal Colonna, vicario di Pio VI per Roma, soggiorna lungamente sul posto, per verificare a chi spetti la cura delle anime vignajole.

In meno di due anni i giudici pronunciano sentenza e danno ragione al Vescovo di Porto, suggerendo allo stesso tempo comporre la disputa “liquidando” in denaro il vescovo e costituendo il territorio portuense in parrocchia autonoma.

Pio VI e il Sacro Collegio approvano la sentenza dagli evidenti riflessi politici, Colonna scrive allora ai Vignajoli: “Il SS.mo Signor nostro Pio VI, è venuto a sapere che i fedeli abitanti nelle vigne, nei casolari e nelle campagne fuori Porta Portese, a causa delle difficoltà di accedere alle loro chiese parrocchiali di S. Maria e S. Cecilia, sono quasi del tutto privati del cibo spirituale…”.

Sembra fatta. E alla Parrocchietta si canta vittoria.

Ma in quel momento sopraggiunge l’incidente: il paladino don Aluffi si ammala gravemente, e lascia la Parrocchietta a un vice-curato, di cui Santa Maria ottiene facilmente ragione, richiamandolo all’obbedienza.

In breve, proprio quando il Papa è pronto a concedere l’autonomia, la chiesetta al Portuense si svuota.

Occorrerà attendere ancora due anni.

 

 

 

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