sabato 2 aprile 2016

Monteverde


Monteverde, o Monte Verde, è una zona del quartiere Gianicolense.

I confini del quartiere sono: via di Donna Olimpia, piazzale Dunant, circonvallazione Gianicolense, via Ramazzini, via Portuense da via Ramazzini a via del Casaletto, via del Casaletto, via Vitellia, via di Donna Olimpia.

Da un punto di vista amministrativo, Monteverde fa parte del XVI Municipio di Roma, che comprende una porzione di territorio stretto e lungo del comune di Roma compreso nel "lato corto" tra la via Aurelia antica e la via Portuense e nel lato lungo va dalle mura gianicolensi, fino al confine con il comune di Fiumicino.

 

Territorio


Il nucleo più vecchio della zona occupa la collina tufacea di Monteverde.

Essa fa parte delle ultime colline che si trovano sulla sponda destra del Tevere.

Le altre colline sulla sponda destra sono: Monte Mario, il Vaticano e il Gianicolo, mentre i celeberrimi sette colli storici si trovano sul lato sinistro del fiume.

Monteverde si estende su un'altura a circa 80 metri sul livello del mare, fino agli anni '50 il quartiere rappresentava una zona periferica della città ideale per "scampagnate", sfruttando sia il colle che le ampie superfici verdeggianti del Gianicolo, di Villa Sciarra e di Villa Pamphilj.

 
La zona è sorta intorno a due nuclei inizialmente distinti: Monteverde Vecchio, che occupa principalmente la sopra citata collina, e Monteverde Nuovo, che incominciò a formarsi a valle di questa, verso i Colli Portuensi.

Curiosamente, a dispetto del nome, i due nuclei, ormai saldati tra loro, sono praticamente contemporanei: entrambi furono decisi, nei principali assetti viari, dal piano regolatore del 1909.

Sta di fatto che mentre Monteverde Vecchio ebbe quasi subito la consistenza di "quartiere", Monteverde Nuovo rimase fino al dopoguerra in prevalenza campagna e fu completato nelle sue parti negli anni settanta.

Monteverde Vecchio si snoda intorno al rettifilo di via Carini che inizia quasi davanti alla storica porta San Pancrazio e arriva con diverse denominazioni nei pressi di Ponte Bianco, ponte ferroviario degli anni Venti, ai confini del quartiere.

A un certo punto, la via Carini si allarga nella piazza Rosolino Pilo, vero centro del quartiere, dove sorge la chiesa parrocchiale "Regina Pacis".

I confini sono: via di porta San Pancrazio, via Vitellia, via di Donna Olimpia, circonvallazione Gianicolense, viale Trastevere, mura gianicolensi e porta San Pancrazio.

La zona detta Monteverde Nuovo, invece, si estende oltre via di Donna Olimpia, che è una sorta di fondovalle tra due rilievi, occupato un tempo dal fosso di Tiradiavoli, oggi interrato.

Monteverde Nuovo ebbe origine dalla lottizzazione della settecentesca villa Baldini. Ciò che rimane della villa è il giardino di largo Alessandrina Ravizza, mentre l'edificio padronale della villa oggi ospita la scuola elementare "Oberdan".

Intorno ad essa e soprattutto lungo via Giulia di Gallese, rimangono dei bellissimi villini di inizio Novecento, tutti con giardino privato, che costituiscono un insieme di grande qualità urbana e ambientale, simile ad altre zone a villini della Capitale, come per esempio Monte Sacro, i Parioli, e alcune zone del quartiere Nomentano.

Ma non ci sono solo i ricchi: in seguito alle demolizioni operate nel centro della città per volontà del Fascismo, vengono costruite le Case Popolari di via di Donna Olimpia per gli sfollati del Rione Borgo, soprannominate sarcasticamente dagli inquilini "i grattacieli".

Queste contrastano anche con l'edilizia successiva, che sarà soprattutto signorile, anche se di pessima qualità.

L'insediamento poi dell'"Ospedale del Littorio", oggi "San Camillo", contribuirà ad attrarre il ceto medio borghese fatto soprattutto di medici, impiegati statali e professionisti.

 

L'origine del nome "Monteverde"


La collina di Monteverde costituisce le propaggini del colle Gianicolo, dal quale è separata dalle mura gianicolensi, che cingono il rione storico di Trastevere.

Questo giustifica il toponimo ufficiale del quartiere, che non è Monteverde, ma "Gianicolense".

Il toponimo "Monteverde", comunemente usato da chi vi abita, ha un'origine molto antica; potrebbe far riferimento al tufo di colore verde-giallognolo, che veniva estratto dalle cave di tufo che un tempo costellavano la zona.

Un altro toponimo antichissimo, addirittura di epoca romana, che designava la zona era "Mons Aureus", ossia "Monte d'oro", che faceva riferimento sempre al colore del tufo, ma stava ad indicare oltre all'attuale Monteverde anche il Gianicolo.

(Le Mura che oggi separano Monteverde dal Gianicolo non esistevano in epoca romana; furono erette nel Seicento da Urbano VIII (1633 - 1644).)

Tracce di questo toponimo rimangono oggi nel titolo della chiesa di San Pietro in Montorio (Montorio = Mons Aureus), che si trova sul Gianicolo.

Storia


Il quartiere prende il nome, secondo la tradizione, dal culto del dio bifronte Giano, da cui la parola del latino arcaico Janua (porta).

Fin dall'epoca preistorica Monteverde ha rappresentato una delle principali porte naturali di Roma, è l'unico accesso dal mare verso la città e dalla città verso il mare, attraverso il Tevere, la via Campana (che portava ai campi di sale sul mare, poi sostituita dalla via Portuense, la via che conduceva al nuovo porto), l'Aurelia (che viene da Civitavecchia e dall'Etruria).

Monteverde è anche il punto di approdo non solo dei viaggiatori che provengono dal mare, ma anche di quelli che vengono dal nord lungo la terra ferma, la via Flaminia, la via Cassia e Viterbo; la via Trionfale si chiudeva con un grande arco trionfale alle pendici del Gianicolo, dove oggi comincia corso Vittorio.

E in effetti proprio per la sua posizione strategica il colle del Gianicolo segnava il confine tra le due civiltà, quella delle genti italiche pre-romane e quella della nascente potenza romana.

Le mura fatte costruire dall'imperatore Aureliano (270-275d.C.), segnavano il confine ad Ovest di Roma. Ampliate per motivi difensivi sotto il papato di Urbano VIII prima e Innocenzo X poi (prima metà del XVII sec.), taglieranno in due il colle Gianicolo lasciandolo in parte all'interno della città ma separato all'esterno dall'area cosiddetta di Monteverde.

Da questa naturale collocazione geografica nasce la vocazione europea di Monteverde, che tornerà a svilupparsi in epoca moderna.

Le grandi ville, costruite dal Seicento in poi, diventano il punto di riferimento della cultura scientifica europea, dal villino Malvasia che servì a Galileo Galilei per presentare le sue scoperte scientifiche, alle serre, agli orti botanici ed ai caravanserragli di Villa Doria Pamphilj.

A conferma di una tradizione millenaria a Monteverde sono ancora presenti oggi tante case religiose, tante accademie, e moltissimi cittadini e turisti stranieri.

Monteverde è centro fondamentale per la produzione agricola e, fin dall'epoca etrusca, nucleo essenziale per l'approvvigionamento alimentare di Roma.

Qui, secondo una tradizione, Saturno stabilì il suo regno nella mitica età dell'oro. » un "monte d'oro" di nome e di fatto, per il colore delle argille e delle sabbie, per la buona qualità del terreno, il clima temperato e la ricchezza delle acque, per il colore delle messi mature e dell'uva, pronta a dar vita (dall'antichità fino a cinquant'anni fa) al "vinello bianco di Monteverde".

Il XX secolo a Monteverde

Dopo l'unificazione d'Italia (1870) a Roma affluirono masse di immigrati dell'Italia meridionale, speranzosi di una vita migliore, e si formarono i quadri della nuova amministrazione statale. Tutti costoro necessitavano di alloggi e molte imprese, anche con i capitali provenienti da altre regioni italiane, iniziarono la massiccia costruzione di nuove case e fornirono servizi ad esse relativi.
Si creò una Commissione per lo studio e ben presto furono aperti numerosi cantieri e la febbre edilizia investì nuovi quartieri come Castro Pretorio e l'Esquilino e penetrò nel centro storico, operando numerose demolizioni.

Ben presto si sentì l'esigenza di varare dei piani regolatori e in quello del 1883, si trova un riferimento alla nostra zona, quando si prevede la costruzione di una nuova stazione ferroviaria a Trastevere, nel luogo dell'attuale Piazza Ippolito Nievo.
Questa linea, all'inizio usata solo per il trasporto di merci, collegava Roma con Viterbo, mentre il collegamento con il centro era assicurato dai tram, prima a cavalli e poi elettrici, che terminavano a Piazza Venezia.
Fu solo nel 1906 che la stazione fu spostata nell'attuale sito.

I primi piani regolatori che tenteranno realmente di arginare la selvaggia urbanizzazione in quello che era divenuto una specie di far west della speculazione edilizia, furono i piani varati all'inizio del secolo, come quello del 1907 che prende il nome dal sindaco Ernesto Nathan, e soprattutto quello di Edmondo Sanjust, ingegnere civile di Milano, il quale nel 1909 stabilì delle ben precise tipologie di abitazioni da costruirsi entro le mura della città : i fabbricati, la cui altezza non doveva superare i 24 metri, i villini, che dovevano avere un'area verde all'intorno e non superare i due piani di altezza, e i giardini, la cui area era massimamente adibita al verde e all'interno dei quali potevano sorgere solo sporadiche abitazioni di lusso.

Purtroppo dopo la I Guerra Mondiale la fame di abitazioni e soprattutto la pressione dei proprietari terrieri e delle imprese di costruzione fecero sì che alcuni di questi parametri venissero modificati; così i villini si fecero più alti, trasformandosi in fabbricati e i loro giardini furono ridotti nell'ampiezza. E proprio in questi anni iniziò una prima, seppur timida urbanizzazione del nostro quartiere.

Monteverde Vecchio fu destinato da subito a zona residenziale e sorsero ville ai due lati di Via Alessandro Poerio, che negli anni 20 costituiva l'arteria principale della zona, mentre nelle vie limitrofe, come Via Fratelli Bandiera, Via Felice Cavallotti, Via Lorenzo Valla ecc., nacquero le palazzine, che permisero una più ampia speculazione edilizia, speculazione che andò via via intensificandosi in accordo col nuovo piano regolatore fascista del 1931 che prevedeva il massimo sfruttamento possibile dei terreni.
L'INCIS (Istituto Nazionale Case per gli Impiegati Statali) urbanizzò Via Giacinto Carini che sostituì ben presto la più aristocratica Via Poerio. Analogamente a quelli di Via Poerio sorsero negli anni 20 i villini della Circonvallazione Gianicolense (che ancora non era tracciata) e delle vie limitrofe. L'odierno Largo Ravizza, allora ingentilito da molti alberi, costituiva il centro del nuovo quartiere. Altre abitazioni di tipo residenziale si trovavano nella zona compresa fra le odierne Stazione di Trastevere e l'Ospedale San Camillo.

Anche questi villini erano abitazioni a due piani, circondate dal verde dei loro stessi giardini. Le famiglie che costruirono qui si costituirono in cooperativa, la quale poté acquistare il terreno ed usufruire di un prestito statale venticinquennale, ad un tasso particolarmente vantaggioso, a condizione che i costruttori si attenessero ad alcune regole di decoro e di economia: un solo ingresso, un unico bagno, una zona verde di rispetto attorno alla casa. Gli abitanti di questi villini erano funzionari statali, anche di alto grado.

Isolate dai due quartieri residenziali, posti sulle colline di Monteverde Vecchio e Nuovo, il regime fascista pensò di far sorgere, nel 1937 al posto di quella sorta di vallata naturale che divideva le due alture le nuove case popolari di Piazza di Donna Olimpia.
Queste, totalmente diversificate, sia dai villini sia dai fabbricati o dalle palazzine, sorsero come spettrali torri al centro di un terreno ancora umido per le acque che vi confluivano e già degradato per la mancanza di servizi elementari di smaltimento. Pier Paolo Pasolini, che qui risiedette per un periodo, nel suo "ì Ragazzi di vita", ambientato fra i grattacielî di Donna Olimpia, così li descrive: grandi come catene di montagne, con migliaia di finestre, in fila, in cerchi, in diagonali. (P.P. Pasolini, Ragazzi di vita, To 1970, pag. 36).
Queste abitazioni furono deputate ad ospitare coloro che il regime aveva fatto sfollare dal centro storico, martoriato dai numerosi sventramenti e specialmente dalla spianata di Borgo, distrutta per far posto alla gelida Via della Conciliazione. Tutti costoro si erano trovati sospinti verso la periferia della città e lì si erano arrangiati a vivere entro squallide baracche. Nello stesso anno in cui avveniva questa deportazione, venne inaugurata la Parrocchia di Donna Olimpia, costruita dallo stesso Fornari che aveva firmato, l'anno precedente, la Parrocchia della Trasfigurazione, a Monteverde Nuovo.

Per quanto concerne la zona degli ospedali, va ricordato che negli ultimi anni fra il 1925 e il 1935 si destinò l'area all'edificazione delle strutture sanitarie, vista l'eccezionale salubrità del luogo; iniziò così una prima, massiccia urbanizzazione di quello che fino a quel momento aveva costituito un angolo semirurale della capitale.
L'Ospedale San Camillo, progettato nel 1919 e all'epoca intitolato alla Vittoria (si era al termine della I Guerra Mondiale) soffrì della mancanza di fondi e dovette aspettare gli anni del Fascismo, tra il 1929 e il 1931, per poter essere ultimato e intitolato, ovviamente, Ospedale del Littorio.
La costruzione dell'Ospedale chiamò in zona un gran numero di operatori sanitari, per i quali vennero costruiti i primi, grandi palazzi sulla Circonvallazione. Queste nuove abitazioni erano caratterizzate dalla presenza di piccole unità abitative, nessuna zona di rispetto adibita a verde, insomma, avevano le caratteristiche della corrente edilizia popolare.

Accanto all'Ospedale del Littorio, sorsero negli stessi anni il Carlo Forlanini, dal nome dell'inventore del pneumatorace (la macchina che mette a riposo uno dei polmoni malati, immobilizzandolo fino alla guarigione) e il Lazzaro Spallanzani, specializzato nelle malattie infettive, una sorta di moderno lazzaretto, costruito a tempo di record per il timore che la terribile epidemia di colera scoppiata a Napoli potesse propagarsi alla vicina capitale.
Come si può immaginare, anche questi ospedali, con il loro esercito di medici ed infermieri, richiesero la costruzione di nuove abitazioni.

Durante il secondo dopoguerra la gran parte dei villini di Monteverde venne abbattuta per far posto a fabbricati a carattere intensivo, che ospitarono piccoli commercianti, insegnanti, insomma la piccola borghesia e il proletariato urbano.
Fra il 1950 e il 1960 praticamente tutto il verde, che aveva costituito la nota caratteristica del quartiere, venne mangiato dagli innumerevoli e congestionati palazzi i quali, per meglio sfruttare il suolo, assursero ad altezze tali, da impedire in certi luoghi, perfino una minima, salutare irradiazione solare.
Negli anni 70 si procedette ad urbanizzare la zona dei Colli Portuensi, dove erano numerosi casali sparsi lungo il dolce fianco della vallata; pur essendo in linea col principio di maggior lucro, l'edilizia creò qui dei palazzi meno alti, generalmente non addossati gli uni agli altri, rispondenti alle esigenze della classe borghese che li avrebbe abitati.

Il quartiere è ricco di testimonianze storiche; in primo luogo le catacombe cristiane di San Pancrazio, che si trovano al di sotto dell'antichissima Basilica di San Pancrazio, situata poco fuori dell'omonima porta.

Vi erano anche delle catacombe ebraiche, il cui ingresso, probabilmente all'altezza di Via Paolo Segneri, fu seppellito sotto una colata di cemento che permise poi la costruzione su un terrapieno di alcune palazzine.

Di grande importanza storica il cimitero di Ponziano, il cui ingresso principale è in via alessandro Poerio: cimitero che però non è mai stato aperto al pubblico.

A nord del quartiere si apre un grande polmone verde: è la villa Doria Pamphilj, il parco pubblico più grande di Roma.

La villa, che si è originata dalla fusione di diverse vigne nel Seicento ad opera della nobile famiglia romana dei Doria Pamphilj, che la possedette fino agli anni settanta del Novecento.

Degno di menzione è l'edificio principale della villa: il Casino Seicentesco, progettato dall'architetto Alessandro Algardi.

Di grande valore storico, artistico e ambientale è anche la Villa Sciarra: sette ettari di verde in cui gli ultimi proprietari, gli americani George Wurts e sua moglie Henriette Tower, trasferirono numerose statue in arenaria provenienti dal castello visconteo di Brignano d'Adda, dando al parco l'aspetto attuale.


Monteverde Vecchio


 
Monteverde Vecchio è una zona del quartiere Gianicolense, incluso dal nuovo Piano regolatore del 2002 nella "città storica".

Il quartiere di Monteverde Vecchio è sorto intorno a strade previste dal Piano Regolatore del 1909.

Ponte Bianco

 Ai margini di Monteverde Vecchio si trova il Ponte Bianco, mediante il quale la circonvallazione Gianicolense scavalca la ferrovia Roma-Viterbo.

Il ponte presentava sui parapetti i fasci littori, completamente scalpellati nel dopoguerra, ma ancora facilmente riconoscibili.

 

Vita culturale


Sul territorio sono presenti diverse istituzioni culturali di rilievo internazionale: in primo luogo l'Accademia americana in Roma, che ha sede nella storica villa Aurelia. Nella villa "Il Vascello" ha invece sede "il Grande Oriente d'Italia", sede dell'organo direttivo della Massoneria.

Nell'edificio, il cosiddetto Casino Barberini, situato all'interno del parco di Villa Sciarra al Gianicolo ha invece sede l'Istituto Italiano di Studi Germanici.

Il teatro "Il Vascello" (nulla a che vedere con l'omonima villa) è un'importante istituzione culturale a livello romano.

Fioriscono diverse riviste di quartiere.

D'estate, il municipio XVI organizza in varie piazze del quartiere proiezioni di film.

 

 

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