sabato 2 aprile 2016

Borghetto Santa Passera


Il Borghetto di Santa Passera è un insediamento spontaneo, sorto agli inizi del Novecento nella golena tra via della Magliana e il Tevere, a ridosso della chiesina di Santa Passera, da cui prende il nome.
Durante il fascismo il Governatorato di Roma si occupò diffusamente delle condizioni miserevoli delle famiglie che vi dimoravano, con una serie di ispezioni e relazioni di visita.

Tale attività di studio fu portata avanti anche dal Comune di Roma, fino ad anni recenti.

L’area si estende in lunghezza per circa 1 km, e i limiti possono essere determinati per approssimazione fra le Idrovore di piazza Meucci e la Torre del Giudizio.

La proprietà è in massima parte demaniale, trattandosi di riva e argine fluviale. L’edilizia presenta caratteri assai eterogenei.

Ad un nucleo di preesistenti casali rurali si sono aggiunte case in pietrame di tufo e laterizio ad un unico piano e composte di un unico ambiente, per lo più prive di fondazioni e spesso addossate le une alle altre, o con fazzoletti di terreno intorno.

Più recente è la costruzione di capannoni artigianali, ricavati negli spazi di risulta tra casa e casa.

In anni recenti il borghetto si è progressivamente spopolato e versa oggi in condizioni di abbandono.

La chiesa

La chiesa di S. Passera, situata tra la riva destra del Tevere e via della Magliana, di fronte alla basilica di S. Paolo fuori le mura, è uno dei più significativi documenti rimasti di un’area fino a pochi decenni fa extraurbana, oggi densamente popolata.

La chiesa di Santa Passera sorgeva lungo l'antica via Campana lungo la riva del Tevere ed oggi può essere vista prendendo la via Magliana Nuova e poi il vicolo che prende la sua denominazione dalla chiesa in questione.

Costruita intorno al IX secolo, riutilizzando un antico mausoleo romano del II secolo d.C.

Nella facciata esterna sono visibile ancora dei resti dell'antico mausoleo romano, mentre al  suo interno la chiesa è strutturata su un unica navata.

Il primitivo nucleo della chiesa fu edificata durante le persecuzioni di Diocleziano per ospitare le spoglie dei martiri cristiani Ciro e Giovanni che subirono il martirio a Canapo.

S. Cirillo, Patriarca di Alessandria, portò le due salme a Menouthis (l’odierna Abukir), presso la chiesa locale, che da allora divenne uno dei santuari più famosi d’ Egitto.

In seguito i loro corpi sarebbero stati trasportati a Roma, ma la notizia è incerta. Secondo una leggenda trascritta da un tale Gualtiero durante il pontificato di Innocenzo III (1198-1216), nel 407, al tempo degli imperatori Arcadio ed Onorio, due monaci di nome Grimoaldo e Arnolfo tolsero, dopo un sogno premonitore, le salme dei due martiri dall’urna di porfido in cui erano contenuti a Menouthis, ritenendole in pericolo per l’invasione dei Saraceni in Egitto, con lo scopo di portarle al sicuro a Roma. Giunti a Roma, i due monaci furono accolti dalla ricca vedova Teodora, nella sua casa in Trastevere. Durante la notte seguente i due martiri le apparvero in sogno e le ordinarono di trasportare i loro corpi fuori città, nella chiesina che aveva fatto costruire nei suoi possedimenti lungo la via Portuense (l’edificio sorge su un sepolcro romano nella cui cella ipogea si conservano pitture funerarie degli inizi del III secolo).

Anticamente la chiesa si chiamava S. Abbacyrus, ma nel corso del tempo il nome si modificò in Appacero, Pacera e infine Passera.

Nel XIV secolo l'antica chiesa fu completamente ristrutturata e sopraelevata.

La facciata della chiesa si trova in una posizione elevata, preceduta da una terrazza a cui si accede tramite una doppia rampa di scale.

Il complesso di Santa Passera è composto di tre piani sovrapposti:

 

·      l'attuale chiesa, costruita nel XIV secolo:

.       sotto vi è la cripta, resti della primitiva chiesa, risalente ad un oratorio

        del V secolo;

·      al livello più basso, un ambiente ipogeo identificato come un'antica tomba

        d'epoca romana.

 
La chiesa superiore è a pianta rettangolare ad un'unica navata, con abside e soffitto ligneo. Essa conserva resti di affreschi sulle pareti e nell'abside, databili al medioevo. Dalla sacrestia si scende nella chiesa inferiore, anch'essa decorata con affreschi ormai quasi totalmente scomparsi: è possibile ancora scorgere cinque figure, di cui tre vescovi.

Sulla porta d'ingresso della cripta si leggono questi due versi: Corpora Sancti Cyri renitent hic atque Joannis / Quae quondam Romae dedit Alexandria Magna ("Qui risplendono i santi corpi di Ciro e Giovanni che un giorno la grande Alessandria dette a Roma").

Degli affreschi dell'ipogeo non resta più niente: solo qualche ombra databile del III secolo.

 

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