giovedì 31 marzo 2016

Castello della Porcareccia


Il Castello di Porcareccia è un piccolo agglomerato di case risalenti al tardo '500.

Si trova a Roma in zona Casalotti.

Percorrendo la via Cornelia-Boccea, all'altezza del Km.5,500, si arriva a Porcareccia Vecchia.

La tenuta, un tempo molto vasta, arrivava a comprendere anche Montespaccato, Pantan Monastero ed altre località limitrofe.

Il suo territorio è irrigato da parecchi fossi, il principale dei quali è chiamato Magliana.
Attualmente Porcareccia Vecchia comprende il casale ed il castello: il centro abitato è un grazioso agglomerato che riproduce quasi fedelmente l'aspetto del borgo cinquecentesco.
Il tutto fu quasi sicuramente costruito sopra i ruderi di qualche antica villa rustica, perché risalgono ad epoca romana molte iscrizioni, delle quali alcune databili ad età repubblicana, colonne di granito, un bassorilievo con due grifi posti l'uno di fronte all'altro, un'ara con ghirlanda ed una serie di frammenti di marmo lavorati e inseriti nelle facciate del castello e della chiesa.

Dai sotterranei del castello si diparte una fitta rete di cunicoli con sfiatatoi all'altezza del terreno, da mettere in relazione al percorso sotterraneo dell'acquedotto traianeo che percorreva questa parte di campagna.
L'antico castello, costruito su uno sperone roccioso e che in passato aveva una torre di avvistamento ora scomparsa, prende il nome da "porcaritia", luogo di allevamento di maiali e cinghiali.

Storia

La presenza di un castello in questa località è noto fin dal 1002 (da una lapide conservata nella chiesa di Santa Lucia della Tinta), anno in cui la tenuta della Porcareccia viene affidata ai monaci di Monte Brianzo, nel rione Ponte.
Un atto di
papa Celestino III del 1192 riferisce dell'affidamento del fondo agricolo ai canonici di via delle Botteghe Oscure.
Infine con un terzo atto di
papa Innocenzo III (inizio del XIII secolo) il possedimento passa all'Ordine Ospedaliero di Santo Spirito.

Quando la Porcareccia divenne di proprietà dell'Ordine di Santo Spirito, fu intensificato l'allevamento dei maiali, che venivano utilizzati per i poveri e gli ammalati di cui l'Ordine si prendeva cura.
Un'ordinanza di
papa Urbano V del 1362 concedeva libertà di pascolo agli animali e comminava pene severe a chi ne impediva il passaggio, anticipato dal suono di campanelle appese alle orecchie degli animali; tale legge fu ribadita da papa Sisto IV nel 1481.
Dal
XVI secolo in poi il castello passò in mano a famiglie private, i Massimo, i Borghese, i Salviati, i Lancillotti.

Fu l'Ordine a ristrutturare l'antico casale ed a trasformarlo in castello: vi edificò al suo interno, nel 1693, la chiesa di Santa Maria.

Dal 1932 ciò che resta del castello è di proprietà della famiglia Giovenale.

 

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