giovedì 31 marzo 2016

Bottaccia


Casale della Bottaccia

Nelle vicinanze vi sono importantissimi reperti archeologici come statue e altro.

Lorium divenne il centro dell’omonima Diocesi e le fu dato il nome di Santa Rufina, giovane patrizia romana che insieme alla sorella Santa Seconda furono martirizzate sotto l’imperatore Gallieno nel 260d.C.

Papa Callisto II unifico questa Diocesi suburbicaria con quella di Porto ed ancora oggi conserva la denominazione di Diocesi di Porto e Santa Rufina.

Tracce di proprietà della stazione di posta Casale della Bottaccia si trovano nei documenti del XIV secolo, precisamente nell’elenco delle proprietà della Chiesa di S. Maria in Aquirio.

In seguito la proprietà del casale passo al Monastero di San Gregorio al Celio e poi all’Ospedale di Santo Spirito.

I Principi Doria Pamphilj, nel XVII secolo, ne divennero proprietari e fecero costruire la cappella a fianco del Casale, che fu dedicata a S. Antonio Abate, che ora ha l’ingresso murato.

Il Casale fu adibito, dai Principi Doria Pampilj, ad infermeria (dotata di un carro “autoambulanza”per il trasporto dei malati più gravi)  durante una pestilenza, passata la quale, fu utilizzato come casino di caccia.

L’area su cui sorge il fabbricato è di grande interesse storico come dimostrano i numerosi ritrovamenti che si sono succeduti dal 1600 sino ad oggi.

Non lontano dal Casale vi è un’antica cisterna per la raccolta e conserva delle acque meteoriche, da qui il nome Casale della Bottaccia.

La cisterna ha un diametro di m. 7,40 e vi sono tracce di vari cunicoli che convogliano l’acqua verso il casale.

Poco distante dal Casale vi è una torre semaforica “Torre della Bottaccia” di epoca romana, come si può desumere da un mattone con bollo dell’età imperiale.

Tra i ritrovamenti dei reperti archeologici si ricordano le numerose fistole acquarie iscritte nel Corpus Inscriptionum Latinorum, probabilmente diramazioni dell’acquedotto Allietino, il cui tracciato nel territorio loriense è ben documentato dalla cartografia seicentesca (pianta di G.B.Cingolati) e ottocentesca (archivio Panphilj).

Poco distante dal casale sono state trovate tracce di un mitreo, che consistono in ambienti con sedili scavati nel tufo e bassorilievi con rappresentazione di un serpente ed un volto abrasato della divinità Mitra.

Nell’ottocento fu rinvenuto un gruppo marmoreo raffigurante Mitra tauroctono conservato attualmente nella Galleria Doria Pampilj.

Da scavi effettuati nei pressi del Casale della Bottaccia, alla fine del settecento, furono rinvenute delle statue di epoca romana che il Papa Pio V fece portare ai Musei Vaticani dove sono esposte.
Il casale, ebbe un ruolo importante durante l'assedio francese alla Repubblica Romana del 1849. 

Agli inizi del 1900 la proprietà del Casale passò di mano, prima ad un privato poi ad una Società italo-svizzera la quale, negli anni cinquanta, la cedette all’INPDAI che tuttora la possiede. 

Lo squallore ed il degrado in cui è abbandonato questo sito archeologico, ridotto ormai a una discarica a cielo aperto, lascia pensare che le Autorità hanno cose più importanti da fare che visitare questa zona della città che è comunque parte integrante della storia di Roma.
In ogni caso, in attesa dello stanziamento dei fondi, si dovrebbe per lo meno far rimuovere quei cumuli d’immondizia che ledono il decoro urbano.
Sembrerebbe che alcuni anni fa operai su un camion attrezzato con una gru recuperarono le antiche tegole al fine di mettere in sicurezza il tetto pericolante: tuttora si ignora dove siano state depositate queste tegole e il crocifisso che era appeso all’entrata della Cappella.
L’area intorno è stata bonificata dai cumuli d’immondizia, calcinacci e vecchi divani.

L’INPS, proprietaria del casale, ha incaricato la Ditta Giuliani di Velletri di erigere una recinzione a protezione del sito archeologico.





 

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